LA HAVANA AFROCUBANA

Dal 18 al al 29 Febbraio 2016 sono stata all’ Havana…è stato un viaggio travolgente, così ricco di stimoli, che, rientrata a casa, avevo il timore di non aver fotografato abbastanza.

Ho alloggiato in una confortevole Casa Particular, ospite di una gentile e socievole signora cubana che ogni mattina preparava un’ abbondante colazione a base di caffè, pane al mais con burro e zucchero e frutta fresca. Ho scoperto di adorare la guayaba sotto ogni sua forma: fresco, frullato, gelatina. Ogni mattina il mercato sotto caso si animava velocemente e dentro casa echeggiavano le voci di chi si affrettava a vendere o a comperare.

Ho trovato una Cuba che si sta trasformando, che sta vivendo una fase di trasformazione che pare travolgere i suoi abitanti con troppa velocità. Tra case fatiscenti, strade dissestate, negozi vuoti e beni di prima necessità che scarseggiano, spuntano nel centro negozi di grandi marche occidentali che accolgono turisti da ogni dove.

Il mio viaggio si è concentrato soprattutto sulla musica, sulla danza e sui culti religiosi afrocubani, che sembrano rimanere i caratteri fondamentali di questa cultura in divenire, espressioni sempre vive e pulsanti del popolo cubano.

Per osservarli e cercare di capirli, mi sono spinta dal Barrio de la Regla fino al Barrio San Miguel del Padron, meglio conosciuto come “La Corea”, la zona più degradata e povera dell’ Havana, lontana dai flussi turistici e hocercato di mischiarmi il più possibile con la gente del posto partecipando a lezioni di danza e musica afrocubana.

Un ringraziamento particolare a Francesca Spezzani e Davide Otranto, senza i quali questo immenso viaggio di scoperta non sarebbe stato possibile.