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La Havana

La Havana: un viaggio tra spiritualità e folklore.

Febbraio 2016

Dal 18 al al 29 Febbraio 2016 sono stata all’ Havana…è stato un viaggio travolgente, così ricco di stimoli, che, rientrata a casa, avevo il timore di non aver fotografato abbastanza. Ho alloggiato in una confortevole Casa Particular, ospite di una gentile e socievole signora cubana che ogni mattina preparava un’ abbondante colazione a base di caffè, pane al mais con burro e zucchero e frutta fresca. Ho scoperto di adorare la guayaba sotto ogni sua forma: fresco, frullato, gelatina. Ogni mattina il mercato sotto caso si animava velocemente e dentro casa echeggiavano le voci di chi si affrettava a vendere o a comperare. Cuba sta vivendo una fase di trasformazione che pare travolgere i suoi abitanti con troppa velocità. Tra case fatiscenti, strade dissestate, negozi vuoti e beni di prima necessità che scarseggiano, spuntano nel centro negozi di grandi marche occidentali che accolgono i turisti. Musica, danza e culti religiosi sembrano i caratteri fondamentali di questa cultura in divenire, espressioni sempre vive e pulsanti del popolo cubano. Per osservarli e cercare di capirli, mi sono spinta dal Barrio de la Regla fino al Barrio San Miguel del Padron, meglio conosciuto come “La Corea”, la zona più degradata e povera dell’ Havana, lontana dai flussi turistici, dove anche i taxisti talvolta si rifiutano di andare. Ho seguito lezioni di danza e di musica afrocubana e cercato di mischiarmi il più possibile con la gente del posto. Ho incontrato i “Los Chinitos”, storica famiglia di musicisti che negli anni ’70 inventò la Rumba Guarapachangueo: uno stile che ha cambiato la forma di suonare rispettando le radici della rumba tradizionale antica e diffusasi in tutto il mondo dopo l’ inziale perplessità da parte di altri rumberos. Irian Lopez Rodiguez, considerato uno dei più grandi percussionisti della tradizione di Cuba, musicista del Conjunto folklorico National de La Habana, ci ha accolti nella sua casa insieme ai suoi familiari, dandoci la possibilità di “compartir” il pranzo, la rumba, ovvero una grande festa e, ovviamente il rum. Indagare sulle radici più profonde della cultura Cubana significa immergersi in tradizioni che arrivano nell’isola dei Caraibi durante la tratta degli schiavi tra il XVI e il XIX secolo. Le tribù yoruba dell’Africa equatoriale portano con sé le proprie credenze e, costrette ad accettare il Cattolicesimo dai coloni spagnoli, creano un nuovo culto, attingendo da entrambe le religioni e dando origine ad un vero e proprio sincretismo. Per seguire le loro antiche credenze attribuiscono ai santi cattolici una duplice identità: a ognuno corrisponde una divinità africana detta Orisha con particolari caratteristiche e poteri. Non è raro incontrare tra le strade polverose di Cuba un Santero, cioè un adepto della Santeria che ha intrapreso il suo lungo periodo di preparazione. Ciò che stupisce del popolo cubano è anche la sua arte di arrangiarsi e andare avanti nonostante le difficoltà, e pare che il mondo religioso porti con sé una forte dimensione di solidarietà tra fedeli, che ha forse aiutato la gente a sopportare gli anni di crisi economica. Le chiese sembrano poco affollate, ma dalle porte semiaperte delle abitazioni si possono spesso intravedere le statue degli Orisha: Eleguà, Changò, Oshun, Yemaya e molti altri, e gli altari ad essi dedicati. Assistere ad una cerimonia è però difficile e fotografarle quasi impossibile. La Santeria è una religione fatta di riti di cui la musica e il canto sono elementi imprescindibili. La danza resta tutt’ oggi una delle massime espressioni del folklore afrocubano. Ogni divinità ha una musica e una danza precise, un modo di muoversi, di interagire con gli altri e con lo spazio. Dal 1959, con l’avvento della Rivoluzione, si sono aperte a Cuba nuove strade per lo sviluppo culturale del popolo attraverso lo studio delle radici culturali e la promozione delle attività folkloriche, grazie alla nascita di istituzioni e gruppi artistici che attingevano dalla conoscenza dei vecchi Santeros. Negli ultimi anni si è diffuso in Europa e nell’ America del Nord lo studio delle danze afrocubane e non sono pochi i gruppi di danzatori che si recano all’ Havana per approfondirne lo studio. Anche io ho seguito le lezioni di “Raices Profundas”, una compagnia di danzatori e musicisti che dal 1965 mette in scena danze e canti afrocubani, in cui le coreografie, le musiche e i costumi dei danzatori sono manifestazioni del carattere di ogni Orisha. Yemaya, dea del mare e della maternità fa volteggiare la sua gonna blu come le onde dell’ oceano che si infrangono sul Malecon, mentre Oshun, la più bella tra le belle, Dea dell’ amore e protettrice delle gestanti, sempre allegra e sorridente, la più civettuola di tutte, si esibisce indossando abito e copricapo color giallo.

 

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