• Sara e Antonio

    Tanta pioggia, ma anche tanto amore per questa bellissima coppia che dopo aver celebrato il proprio matrimonio è andata a festeggiare nella elegante Villa Faraggiana.

  • Matrimonio a Camogli

    14 Aprile 2019.

    Cerimonia: Comune di Camogli (Genova)

    Ricevimento: Ristorante Vitturin, Recco. (Genova)

    Silvia ed Emanuele sono una coppia giovanissima, innamorata e desiderosa di affrontare la vita per sempre l’ uno al fianco dell’ altra. Tra di noi è instaurata subito una bella sintonia appena ci siamo conosciuti in studio e questo ci ha permesso di divertirci molto durante le sessione fotografica del borgo di Camogli. Per fortuna il tempo pazzerello è stato dalla nostra parte e dopo essersi scatenato in un bell’ acquazzone all’ arrivo della sposa in Comune, più tardi la pioggia è cessata e la luce si è fatta davvero splendida.

  • Stories about Autism

    “Stories about Autisme”

    Questo reportage fotografico è il tentativo di raccontare, attraverso una serie di fotografie, momenti di quotidianità di persone con autismo e il loro modo di relazionarsi con gli altri, con i genitori e con i fratelli, con gli animali di compagnia, con gli educatori o con la fotografa stessa. Per fotografare queste persone con sindrome dello spettro autistico mi sono dovuta avvicinare a loro in modo sempre diverso: ho dovuto far ascoltare il click della mia macchina fotografica a Simone un po’ di volte, perché lui si abituasse a quel rumore e mi sono dovuta arrampicare su un albero per raggiungere chi non voleva scendere. Ho dovuto prendere il ritmo di chi continuava a dondolarsi, e ho dovuto usare una mano sola, anche se questo significava rischiare di avere una foto mossa, perché qualcuno non voleva lasciarmi andare. Ho deciso di realizzare questo reportage perché penso che nelle persone con autismo ci sia qualcosa di poetico e tragico al contempo, un mondo nascosto, fatto di sguardi sfuggevoli o a tratti insistenti, di crisi e di talenti, di affetto e di tormenti, che forse la fotografia sarebbe riuscita ad esprimere e a raccontare. Nelle antiche credenze popolari l’autismo era attribuito alle fate che si pensava sostituissero di nascosto i propri figli con quelli umani. Oggi è considerato una sindrome comportamentale, causata da un disordine dello sviluppo biologicamente determinato: ha una prevalenza di 1 caso ogni 1000 e colpisce i maschi in misura maggiore rispetto alle femmine. La persona che ne è affetta manifesta un comportamento caratterizzato da una marcata diminuzione dell’integrazione socio-relazionale e della comunicazione con gli altri ed un parallelo ritiro interiore. Si manifesta quasi sempre entro i primi 3 anni di vita e se i sintomi possono inizialmente sembrare simili alle caratteristiche dell’introversione, col passare del tempo si rivelano come comportamenti notevolmente anomali e incomprensibili che espongono la persona a un alto rischio di isolamento sociale, dovuto a gravi alterazioni in varie aree funzionali. Le persone autistiche hanno difficoltà ad instaurare un contatto visivo diretto e manifestano un’apparente carenza di interesse e di reciprocità relazionale con gli altri. Tendono ad isolarsi e si mostrano emotivamente indifferenti agli stimoli o talvolta ipereccitabil agli stessi.È una condizione permanente che accompagna il soggetto per tutta la vita, ma le caratteristiche del deficit sociale possono migliorare nel tempo con un adeguato trattamento ad ampio raggio. Una persona autistica ha bisogno di diagnosi e presa in carico abilitativa precoce ed intensiva, con trattamenti continuativi e mirati per acquisire e mantenere abilità, aumentare autonomie, comunicazione, integrazione e adattamento sociale.

  • La Havana

    La Havana: un viaggio tra spiritualità e folklore.

    Febbraio 2016

    Dal 18 al al 29 Febbraio 2016 sono stata all’ Havana…è stato un viaggio travolgente, così ricco di stimoli, che, rientrata a casa, avevo il timore di non aver fotografato abbastanza. Ho alloggiato in una confortevole Casa Particular, ospite di una gentile e socievole signora cubana che ogni mattina preparava un’ abbondante colazione a base di caffè, pane al mais con burro e zucchero e frutta fresca. Ho scoperto di adorare la guayaba sotto ogni sua forma: fresco, frullato, gelatina. Ogni mattina il mercato sotto caso si animava velocemente e dentro casa echeggiavano le voci di chi si affrettava a vendere o a comperare. Cuba sta vivendo una fase di trasformazione che pare travolgere i suoi abitanti con troppa velocità. Tra case fatiscenti, strade dissestate, negozi vuoti e beni di prima necessità che scarseggiano, spuntano nel centro negozi di grandi marche occidentali che accolgono i turisti. Musica, danza e culti religiosi sembrano i caratteri fondamentali di questa cultura in divenire, espressioni sempre vive e pulsanti del popolo cubano. Per osservarli e cercare di capirli, mi sono spinta dal Barrio de la Regla fino al Barrio San Miguel del Padron, meglio conosciuto come “La Corea”, la zona più degradata e povera dell’ Havana, lontana dai flussi turistici, dove anche i taxisti talvolta si rifiutano di andare. Ho seguito lezioni di danza e di musica afrocubana e cercato di mischiarmi il più possibile con la gente del posto. Ho incontrato i “Los Chinitos”, storica famiglia di musicisti che negli anni ’70 inventò la Rumba Guarapachangueo: uno stile che ha cambiato la forma di suonare rispettando le radici della rumba tradizionale antica e diffusasi in tutto il mondo dopo l’ inziale perplessità da parte di altri rumberos. Irian Lopez Rodiguez, considerato uno dei più grandi percussionisti della tradizione di Cuba, musicista del Conjunto folklorico National de La Habana, ci ha accolti nella sua casa insieme ai suoi familiari, dandoci la possibilità di “compartir” il pranzo, la rumba, ovvero una grande festa e, ovviamente il rum. Indagare sulle radici più profonde della cultura Cubana significa immergersi in tradizioni che arrivano nell’isola dei Caraibi durante la tratta degli schiavi tra il XVI e il XIX secolo. Le tribù yoruba dell’Africa equatoriale portano con sé le proprie credenze e, costrette ad accettare il Cattolicesimo dai coloni spagnoli, creano un nuovo culto, attingendo da entrambe le religioni e dando origine ad un vero e proprio sincretismo. Per seguire le loro antiche credenze attribuiscono ai santi cattolici una duplice identità: a ognuno corrisponde una divinità africana detta Orisha con particolari caratteristiche e poteri. Non è raro incontrare tra le strade polverose di Cuba un Santero, cioè un adepto della Santeria che ha intrapreso il suo lungo periodo di preparazione. Ciò che stupisce del popolo cubano è anche la sua arte di arrangiarsi e andare avanti nonostante le difficoltà, e pare che il mondo religioso porti con sé una forte dimensione di solidarietà tra fedeli, che ha forse aiutato la gente a sopportare gli anni di crisi economica. Le chiese sembrano poco affollate, ma dalle porte semiaperte delle abitazioni si possono spesso intravedere le statue degli Orisha: Eleguà, Changò, Oshun, Yemaya e molti altri, e gli altari ad essi dedicati. Assistere ad una cerimonia è però difficile e fotografarle quasi impossibile. La Santeria è una religione fatta di riti di cui la musica e il canto sono elementi imprescindibili. La danza resta tutt’ oggi una delle massime espressioni del folklore afrocubano. Ogni divinità ha una musica e una danza precise, un modo di muoversi, di interagire con gli altri e con lo spazio. Dal 1959, con l’avvento della Rivoluzione, si sono aperte a Cuba nuove strade per lo sviluppo culturale del popolo attraverso lo studio delle radici culturali e la promozione delle attività folkloriche, grazie alla nascita di istituzioni e gruppi artistici che attingevano dalla conoscenza dei vecchi Santeros. Negli ultimi anni si è diffuso in Europa e nell’ America del Nord lo studio delle danze afrocubane e non sono pochi i gruppi di danzatori che si recano all’ Havana per approfondirne lo studio. Anche io ho seguito le lezioni di “Raices Profundas”, una compagnia di danzatori e musicisti che dal 1965 mette in scena danze e canti afrocubani, in cui le coreografie, le musiche e i costumi dei danzatori sono manifestazioni del carattere di ogni Orisha. Yemaya, dea del mare e della maternità fa volteggiare la sua gonna blu come le onde dell’ oceano che si infrangono sul Malecon, mentre Oshun, la più bella tra le belle, Dea dell’ amore e protettrice delle gestanti, sempre allegra e sorridente, la più civettuola di tutte, si esibisce indossando abito e copricapo color giallo.

     

  • Deborah e Roberto

    Questa volta non è stata solo la sposa a farsi attendere, ma anche tutti gli invitati! Colpa del traffico in autostrada! Ma una volta che tutti hanno raggiunto la bellissima location ad Albissola Marina, cioè l’ elegantissima Villa Faraggiana, la cerimonia è iniziata con tante, tante emozioni! Tanti auguri a Deborah e Roberto, questi sposi scatenati….il loro giorno è stato ricco di entusiasmo!

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  • Sono fuggita a Paris

    Parigi. Che altro dire? Parigi è così, ti toglie il fiato, ma con discrezione, con classe e senza prepotenza. Parigi e i suoi spazi immensi affollati di turisti indaffarati a scattarsi selfie e di artisti stravaganti. Parigi sotterranea, che corre tra una stazione metro e l’ altra, Parigi di tutti i colori, dell’ arte, dell’ amore…

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  • Ritratto di Eli Tagore.

    Eli è una donna di oltre e 80 anni, dall’ aspetto minuto e l’ udito un po’ fievole, ma nel suo modo di fare si coglie una grande forza.

    Una vita ricca di viaggi in india e in Spagna e in Portogallo per lavoro, e una lunga carriera internazionale di concertista e di insegnante di chitarra classica, Eli è figlia di un italiano e pronipote del famoso poeta indiano Rabindranath Tagore vissuto a cavallo tra la fine del ‘800 e la prima metà del ‘900, premio Nobel per la letteratura nel 1913.

    Mi accoglie nella sua casa nel cuore del centro storico di Genova, in un afoso pomeriggio estivo: tra le persiane semiaperte per non lasciar entrare il caldo, entra qualche raggio di sole che illumina il leggio posto al centro della sua sala. Vi è polvere e profumo di incenso e il rumore della strada è scomparso.

    Mi offre una tazza di thè che non posso rifiutare e poi Eli mi racconta delle storie nascoste dietro alle foto appese alle pareti: gli occhi vispi e giramondo le brillano e abbozza sorrisi che sembrano di bambina.

    Pare proprio che i ricordi, ancora vivi e tangibili, di una vita speciale come la sua, siano per lei di conforto nei momenti di solitudine che inevitabilmente colgono una persona anziana…